Riteniamo sia arrivato il momento di pensare ad una sanità più inclusiva, che si prenda cura dell’intera comunità, cercando comunque di focalizzarsi sugli aspetti caratteristici di ogni singolo individuo.
Crediamo che la medicina di genere e la medicina personalizzata debbano essere un tassello fondamentale dello studio presente e futuro dei professionisti sanitari e al centro delle politiche sanitarie provinciali, regionali e nazionali. La medicina di genere si occupa delle differenze biologiche tra donna e uomo e anche delle differenze legate a condizioni socioeconomiche e culturali e della loro influenza sullo stato di salute e di malattia.
Differenze tra uomini e donne si osservano nella frequenza, sintomatologia e gravità di numerose malattie, nella risposta alle terapie e nelle reazioni avverse ai farmaci, nelle esigenze nutrizionali e nelle risposte ai nutrienti e a sostanze chimiche presenti nell'ambiente. Si evidenziano anche delle differenze negli stili di vita, nell'esposizione ad agenti tossici e nell'accesso alle cure; tutti fattori che non possono essere ignorati. Un approccio di genere consente di promuovere la personalizzazione delle cure, che porterebbe conseguenti risparmi per il Servizio Sanitario Nazionale.
Immaginiamo una medicina territoriale sempre più capillarizzata, efficiente ed organizzata, che alleggerisca gli ospedali e le strutture di Pronto Soccorso. Una gran parte degli accessi in Pronto Soccorso riguarda pazienti con malattie croniche. La riorganizzazione dell’assistenza territoriale deve avere l’obiettivo della presa in carico di questi pazienti cercando di evitare che si riversino, in fase acuta, al Pronto Soccorso.
È fondamentale prendersi cura delle comunità tramite la promozione della salute e la prevenzione della malattia e un primo attore è il medico di famiglia che va inserito in una forte rete assistenziale territoriale.
Riteniamo opportuno lavorare di più e meglio prima e dopo la dimissione dall’ospedale, per evitare recidive evitabili. Crediamo sia fondamentale istituire poliambulatori e strutture distribuite adeguatamente sul territorio e potenziare i centri già presenti, come ad esempio i consultori familiari, per favorire la comunicazione e collaborazione tra le varie figure professionali (medici di famiglia, pediatri, medici specialisti, infermieri, assistenti sociali, ostetriche, operatori socioassistenziali, psicologi). Questo potrebbe notevolmente ridurre gli ingressi al Pronto Soccorso per cause che non richiedono un intervento urgente.
Infine, vogliamo porre particolare attenzione al tema della salute mentale. Ancora oggi sulla salute mentale gravano pregiudizi e tabù e ci sono fin troppe barriere che di fatto ostacolano l’accesso alle cure. L’OMS riconosce come salute: "uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non solo l’assenza di malattia o di infermità". Quindi riteniamo che l’individuo debba sempre essere considerato nella sua interezza: fisica, mentale e socioeconomica.